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Lettera a Tito 3:8-11 - Compare All Versions

Lettera a Tito 3:8-11 NR06 (Nuova Riveduta 2006)

Certa è quest’affermazione, e voglio che tu insista con forza su queste cose, perché quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di dedicarsi a opere buone. Queste cose sono buone e utili agli uomini. Ma quanto alle questioni stolte, alle genealogie, alle contese e alle dispute intorno alla legge, evitale, perché sono inutili e vane. Ammonisci l’uomo settario una volta e anche due; poi evitalo, sapendo che un tale uomo è traviato e pecca, condannandosi da sé.

Lettera a Tito 3:8-11 NR94 (Nuova Riveduta 1994)

Certa è quest'affermazione, e voglio che tu insista con forza su queste cose, perché quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di dedicarsi a opere buone. Queste cose sono buone e utili agli uomini. Ma quanto alle questioni stolte, alle *genealogie, alle contese, e alle dispute intorno alla legge, evitale, perché sono inutili e vane. Ammonisci l'uomo settario una volta e anche due; poi evitalo; sapendo che un tal uomo è traviato e pecca, condannandosi da sé.

Lettera a Tito 3:8-11 ICL00D (Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente)

Queste parole meritano fiducia, e desidero che tu insista nel ripeterle, perché quelli che hanno creduto in Dio si impegnino fedelmente nel compiere buone opere. Questo è buono e utile per tutti. Evita invece le questioni sciocche, i lunghi elenchi di antenati, le discussioni e le polemiche a proposito della *legge di Mosè perché sono inutili e vane. Dopo averlo ammonito una prima e una seconda volta, schiva chi è fazioso; tu sai che questa gente si è allontanata dalla giusta strada, continua a peccare e si condanna da sé.

Lettera a Tito 3:8-11 DB1885 (Diodati Bibbia 1885)

Certa è questa parola, e queste cose voglio che tu affermi; acciocchè coloro che hanno creduto a Dio abbiano cura d'attendere a buone opere. Queste sono le cose buone ed utili agli uomini. Ma fuggi le stolte quistioni, e le genealogie, e le contese e risse intorno alla legge; poichè sono inutili e vane. Schiva l'uomo eretico, dopo la prima e la seconda ammonizione; sapendo che il tale è sovvertito e pecca, essendo condannato da sè stesso.