L’Avvento (Giorni 1-7): Spera in Dio fino a quando spunti il giorno e le ombre fuggano.Campione

Isaia 46
Il servo ostinato
Abbiamo visto Dio chiamare dal nordest Ciro II di Persia perché Ciro liberasse gli esuli israeliti dalla loro cattività in Babilonia, che egli avrebbe conquistato, identificandosi con i loro dèi popolari in una campagna propagandistica. Nonostante Dio avesse strumentalizzato a fini salvifici la conquista di Ciro, Isaia 46 inizia con l’annuncio che questi idoli babilonesi, Bel e Nebo, sono caduti e crollati. Non possono salvare nessuno.
Abbiamo anche visto il Signore rivolgersi a Israele come un genitore disperato che, motivato dall’amore, parla duramente al figlio “tossicodipendente” per salvarlo. Giacobbe, il figlio “tossicodipendente”, voleva sostituire il Dio vivente con gli idoli “stupefacenti”, fatti di legno e di pietra. Giacobbe trattava Dio come se Egli fosse assente; invece, il Signore era sempre presente e capace di nutrire il Suo popolo. Consideriamo Isaia 46:3-5 e 8b.
“Ascoltatemi, o casa di Giacobbe, voi tutti, residuo della casa d’Israele, voi di cui mi sono caricato dal giorno che nasceste, che siete stati portati fin dal seno materno! Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti e io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò. A chi mi assomigliereste, a chi mi eguagliereste, a chi mi paragonereste, quasi fossimo pari? ... O trasgressori, rientrate in voi stessi!”
Il capitolo si conclude svelando perché Giacobbe era diventato trasgressore. Aveva deciso di non ricordare più il proprio passato, cioè che nel Signore era già libero e, dunque, di ridursi di nuovo in schiavitù senza alcun motivo. Aveva deciso di non fidarsi del Signore, la cui bontà dura in eterno. Non c’è alcun altro Dio oltre al Signore; nessuno è simile a Lui.
Vedi il problema? Giacobbe aveva preso delle decisioni che lo avevano allontanato dalla giustizia. Isaia 46 mette in evidenza che questa sua perdita di memoria e mancanza di fiducia scaturiva dall’ostinazione nel cuore del popolo (versetto 12), il che ricorda le parole del Signore in Esodo 33:5: «Di’ ai figli d’Israele: “Voi siete un popolo dal collo duro”». Giacobbe poteva fidarsi del Signore e conoscere per esperienza la Sua salvezza, ma non voleva né Lui né la salvezza da Lui provveduta. Voleva liberarsi da solo dai suoi problemi, a modo suo, invece di porre fiducia nel Dio liberatore. Appunto, la prima meditazione di questa settimana ha citato Isaia 30:15. Dio dice a Israele: “Nel tornare a me … sarà la vostra salvezza. Ma voi non avete voluto!»”.
E tu? Sei come era Giacobbe, propenso a sostituire a Dio con cose, relazioni o hobby “stupefacenti” perché preferisci il buio alla luce, ponendo fiducia nelle tue proprie forze e nel tuo pensiero (Giovanni 3:19-21)? Se, invece, hai cominciato a desiderare il Signore stesso e anche il dono della Sua pace che supera ogni intelligenza, non indurire né il tuo collo né il tuo cuore nei suoi confronti. Attendi il Suo operare anche nei tempi di angoscia, perché nella calma e nella fiducia sarà la tua forza.
Scrittura
Riguardo questo Piano

Questa serie di tre piani biblici segue la stagione dell’Avvento che conta i giorni che mancano al Natale e ci insegna a sperare nel SIGNORE, persino in tempi tenebrosi e pieni d’angoscia. In questa prima parte dello studio, che copre i giorni 1-7, rifletteremo su Isaia 40-48, il cui tema è: “Il servo sordo, cieco, e muto”.
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Vorremmo ringraziare Insieme (Chiesa cristiana evangelica di Caselle Torinese) per aver fornito questo piano. Per maggiori informazioni per favore visita: https://www.insiemecaselle.it/









